Venosa

Tra i “borghi più belli d’Italia”, nella città del Vulture nacque uno dei più importanti poeti latini: Orazio.

La storia di Venosa, comune appartenente al circuito dei “borghi più belli d’Italia”, è antichissima.  Le tracce rinvenute assieme ai resti di una necropoli neolitica, trovati nelle vicinanze del territorio venosino, certificano la presenza umana a Venosa sin dai tempi della Preistoria. Gran parte di queste testimonianze nell’area archeologica di Notarchirico, un importante sito risalente al Paleolitico. Gran parte dei reperti archeologici del sito di Notarchirico, dal 2014 gestito dal Polo museale della Basilicata, sono esposti, attraverso un percorso cronologico che va dal Paleolitico all’Età del bronzo, presso il Museo Archeologico Nazionale di Venosa.  La fondazione di Venosa è attribuibile alle popolazioni italiche, anche se essa si sviluppò soprattutto come colonia romana, dopo essere stata strappata alla tribù degli Irpini dal console Lucio Postumio Megello. Il nome definitivo, Venusia, è legato al culto di Venere, dea della vitalità, dell’amore e delle acque, da cui essa stessa era nata, culto quest’ultimo particolarmente sviluppato da secoli nel Vulture. Con la caduta dell’impero romano, Venosa subì ripetute occupazioni da parte delle popolazioni barbariche dal V secolo. Con l’arrivo dei Normanni e la nascita del Regno di Sicilia, Venosa perse di importanza rispetto a Melfi. A Venosa nacque il figlio di Federico II e futuro re svevo Manfredi. Dopo un continuo avvicendarsi di signori feudali, Venosa fu concessa alla famiglia Orsini, antica famiglia romana di curia. Fu poi portata in dote da Donata Orsini al duca Pirro Del Balzo. Ai Del Balzo subentrarono altri feudatari, appartenenti alla famiglia dei Gesualdo; il principale esponente della famiglia fu il madrigalista Carlo. Alla morte di Carlo Gesualdo Venosa passò alla famiglia Ludovisi e poi alla famiglia Caracciolo, mentre altre famiglie si affacciarono sulla scena politica locale, come la famiglia Rapolla. Piccoli episodi vi furono, nel periodo della Restaurazione, durante i moti carbonari del 1820, mentre in quelli del 1848 un ruolo di primo piano lo ebbe il venosino Luigi La Vista, allievo prediletto di Francesco De Sanctis: il La Vista partecipò alle barricate del 15 maggio; scoperto da alcuni soldati svizzeri fu condotto in piazza della Carità e qui fucilato. Tra il gennaio e il luglio 1849 si verificarono scontri tra le famiglie possidenti e i contadini che chiedevano la quotizzazione della terra, che portarono a una vera e propria guerra civile tra le diverse fazioni. Colpita dal terremoto del Vulture del 1851 e, qualche anno dopo, da quello del 1857, Venosa, all’indomani dell’istituzione del Regno d’Italia, venne conquistata dai briganti di Carmine Crocco; durante la sua occupazione fu ucciso il medico liberale Francesco Saverio Nitti, nonno dell’omonimo statista nato a Melfi nel 1868. Subì lievi danni dal terremoto del novembre 1980.

Le testimonianze più importanti della Venosa romana sono visibili nel Parco archeologico, un importante sito che ci permette di osservare l’impianto della città latina. Il percorso parte dal complesso termale, databile tra il I e il III secolo d.C., dei cui ambienti sono rimasti un tepidarium e un frigidarium, per poi proseguire con una serie di domus private, forse risalenti all’epoca della terza colonizzazione. Più a valle, sulle fondamenta di un tempio dedicato ad Imene, sorse, in età medievale, l’Abbazia della SS. Trinità.

Anche all’interno dell’attuale centro abitato di Venosa si possono osservare testimonianze dell’antico passato romano, come i “fasti municipali”, una tavola marmorea su cui sono incisi i nomi dei magistrati romani, e la cosiddetta “casa di Orazio”. Altre testimonianze della Venusia latina sono conservate presso il Museo Archeologico Nazionale di Venosa.

La struttura, riconosciuta monumento nazionale dal 1897, si compone di due chiese, la chiesa vecchia, a cui dà accesso l’entrata principale, e la chiesa nuova, la cui costruzione non fu mai portata a termine. L’Abbazia, inizialmente composta solo dalla chiesa antica, venne eretta dai Benedettini prima dell’arrivo dei Normanni; il nucleo originario era costituito da una basilica paleocristiana sorta tra il V e il VI secolo sui resti di un tempio dedicato ad Imene. Nel 1059 la chiesa venne consacrata da papa Niccolò II e nello stesso anno Roberto il Guiscardo volle rendere la chiesa il sacrario della famiglia Altavilla.

La Chiesa antica richiama lo stile paleocristiano, dominato dalla navata centrale con l’abside posto sul fondo. L’ingresso della Chiesa, in stile romanico, esibisce sul lato sinistro due sculture di leoni in pietra e quattro sporgenze, che corrispondono ad altrettante facciate sovrapposte l’una all’altra nel corso dei secoli. All’interno la Chiesa antica si presenta con tre navate. Di fronte ai due pilastri d’angolo della navate centrale si ergono due colonne adornate da capitelli in stile corinzio. Nella navata di destra si trova il sacrario degli Altavilla.

La costruzione della Chiesa nuova risale al XII secolo, quando la Chiesa antica venne giudicata inadatta per ospitare un certo numeri di fedeli; il progetto prevedeva un ampliamento dietro l’abside della chiesa preesistente al fine di creare un unico spazio abbaziale. I lavori, finanziati dai Benedettini, iniziarono verso la metà del 1100, ma ben presto si bloccarono. Da quel momento, nonostante altri interventi nei secoli successivi, l’impianto architettonico della Chiesa nuova rimase incompiuto.

Il castello, costruito sull’antica cattedrale romanica dedicata a S. Felice, fu fatto edificare dal signore di Venosa, Pirro Del Balzo, nel 1470 nell’ottica di un progetto di fortificazione più ampio. Si presentava, infatti, come una fortificazione a pianta quadrata, difesa da una cinta muraria, con torri cilindriche angolari, privo dei bastioni che furono completati solo successivamente. L’accesso al castello, circondato da un enorme fossato, era possibile solo attraverso un ponte levatoio. All’interno del castello si apre un ampio cortile circondato da un loggiato rinascimentale. Di fronte al castello c’è una piazza con fontana monumentale concessa da Carlo d’Angiò a Venosa. Al suo interno il castello ospita il Museo Nazionale Archeologico di Venosa (https://www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_asset.html?id=152870&pagename=157031).

Per costruire il castello, Pirro Del Balzo ottenne dal vescovo il permesso di demolire l’antica cattedrale di San Felice, a patto di costruirne un’altra. Avviati nel 1470, i lavori di costruzione della cattedrale proseguirono molto più lentamente rispetto a quelli del castello; la cattedrale, infatti, fu completata nel 1502 e consacrata solo nel 1531. Ciononostante era ancora incompleta di campanile, ultimato soltanto nel 1714. Al suo interno la cattedrale si presenta come una costruzione tardogotica a tre navate, delimitate da archi a sesto acuto. La cattedrale ospita al suo interno varie cappelle, disposte lungo le navate laterali.

Tra gli altri edifici religiosi presenti nel centro urbano di Venosa, va ricordata la cosiddetta “chiesa del Purgatorio”, dedicata a San Filippo Neri. La chiesa, di stile barocco, fu edificata per volontà del vescovo Francesco Maria Neri. Si evidenzia la caratteristica del campanile che fa corpo con la facciata, opera, si suppone, di un architetto romano fatto venire a Venosa dal cardinale Giovanni Battista De Luca, all’epoca uditore di papa Innocenzo XI.

Interessanti sono alcuni palazzi civili che sorgono nel centro urbano. Risalente al XVII secolo è il “palazzo del capitano”, costruito sul margine del vallone Ruscello e che ingloba parte delle antiche mura cittadine.

Risalente al Seicento è anche il Palazzo Calvini, che fu in seguito restaurato nel corso dell’Ottocento e che dal 1876 è sede dell’amministrazione comunale. Al suo interno è conservata la tavola di marmo chiamata “Fasti Municipali”, su cui sono incisi i nomi dei magistrati romani.

Il palazzo della famiglia Rapolla è noto, soprattutto, per aver dato ospitalità al brigante Crocco nei giorni dell’occupazione di Venosa, nella primavera del 1861. Sede della famiglia Rapolla, all’epoca i più grandi proprietari terrieri della zona, il palazzo sorge accanto al Convento di San Domenico.

Fra i palazzi storici di Venosa merita, infine, di essere citato anche quella che si presume essere la casa del poeta Orazio: la struttura, risalente al I secolo d.C., consta di due stanze adiacenti individuate come ambienti di un complesso termale. La facciata mostra tratti visibili di strutture romane rivestiti di mattoni a legatura reticolata.

https://www.comune.venosa.pz.it/turismo

 

Progetto FODOSA

finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POR Campania FSE 2014-2020

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Dipartimento di Studi Umanistici

Si ringrazia VIP COMPUTER di Vincenzo Petrizzo di Padula.

Responsabile progetto: Ermanno Battista