Michele Capozzi

Michele Capozzi nacque a Salza Irpina, in provincia di Avellino, ll’11 luglio 1836. Appartenente ad un’importante famiglia di Salza Irpina, dopo gli studi classici al liceo ginnasiale di Avellino e dopo il conseguimento della laurea in giurisprudenza presso l’Università degli studi di Napoli, fece ritorno a Salza dove si dedicò alla gestione del patrimonio paterno.

Nel 1860, dopo aver tentato inutilmente di entrare nell’amministrazione borbonica, giurò fedeltà al nuovo stato italiano e fu nominato luogotenente della Guardia Nazionale di Salza. Nel 1861 un regio decreto lo nominò primo sindaco di Salza: in questa veste si impegnò nella modernizzazione del suo paese natio, portando a termine una serie di opere pubbliche. Nel 1865 risultò eletto per la prima volta nel Consiglio provinciale, come rappresentante del mandamento di Volturara. In contrapposizione alla linea della maggioranza, che faceva capo all’onorevole Serafino Soldi, presentò le proprie dimissioni, insieme ad altri quattordici consiglieri. La rielezione di tutti i quattordici consiglieri nelle elezioni di fine anno e la formazione di una nuova deputazione nella quale entrò, segnarono l’iniziò del suo predominio politico in provincia di Avellino, che sarebbe durato per oltre quaranta anni.

Nel 1867 risultò eletto al Parlamento nazionale, sedendo nelle file della Sinistra. Dopo qualche anno passò nello schieramento opposto. Deputato del collegio di Atripalda ininterrottamente dal 1867 al 1904, eccetto il periodo della XIII legislatura, fu costretto ad abbandonare la vita elettiva agli inizi dell’età giolittiana. Poco presente in Parlamento, il mandato parlamentare gli serviva per consolidare l’enorme potere di cui godeva in Irpinia.

Abbandonata la vita politica provinciale nel 1908 si ritirò a Napoli, dove morì l’8 maggio 1917.

Progetto FODOSA

finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POR Campania FSE 2014-2020

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Dipartimento di Studi Umanistici

Si ringrazia VIP COMPUTER di Vincenzo Petrizzo di Padula.

Responsabile progetto: Ermanno Battista