Lacedonia

Paese in provincia di Avellino, è uno dei quattro paesi campani il cui territorio confina con due regioni (Puglia e Basilicata)

Di origine antichissima, città osca e importantissimo centro sannita, secondo alcuni autori Lacedonia fu il luogo della decisiva battaglia di Aquilonia che segnò non solo la fine della terza guerra sannitica ma anche l’inizio della definitiva conquista romana sull’Italia.

Dopo la conquista romana, Lacedonia divenne un municipium, cioè una città annessa alla repubblica romana ma che non godeva di diritti politici. Dopo il 90 a.C. ottenne la cittadinanza romana e venne governata dai quadrumviri: due amministratori e due giudici.

Con l’avvento del cristianesimo, Lacedonia fu donata dall’imperatore Giustiniano, nel 571 d.C., ai benedettini. Passò, in seguito, ai Longobardi e ai Normanni. Sotto questi ultimi il feudo di Lacedonia apparteneva alla famiglia Balbano, che ne mantennero la proprietà fino all’avvento degli Angioini, che lo donarono alla famiglia Orsini. Sotto la famiglia Orsini il paese venne ricostruito in seguito al terremoto del 1456.

Con gli Aragonesi il feudo passò alla famiglia dei Pappacoda, ai quali si deve la costruzione del castello a tre torri definito “Nuovo” per distinguerlo da quello, più antico, degli Orsini.

Passò poi alla famiglia Doria, che mantenne la giurisdizione sul paese fino all’eversione della feudalità.

All’indomani dell’Unità, Lacedonia fu capoluogo di collegio elettorale e il suo più illustre rappresentante al Parlamento italiano fu il critico Francesco De Sanctis.

Sede vescovile dal XI secolo, la diocesi Lacedonia è stata poi accorpata, a partire dal 1986, con quella di Ariano Irpino. Tra i religiosi che vissero a Lacedonia va ricordato Gerardo Maiella, venerato come Santo dalla Chiesa cattolica.

Distrutta dal terremoto del luglio 1930, Lacedonia venne ricostruita con case asismiche, che sono state sostituite, a partire dagli anni 2000 da abitazioni moderne, in concomitanza con l’opera di ricostruzione successiva al terremoto del 23 novembre 1980.

Ad un lato della piazza centrale di Lacedonia si trova un castello-palazzo, noto come Palazzo Pappacoda. Il castello di Lacedonia mostra una pianta quasi trapezoidale. La facciata presenta al livello del pianterreno tre aperture, di cui quella centrale è di accesso ai moderni appartamenti. Il castello si caratterizza per la presenza di tre torrioni, due cilindrici e un terzo dalla forma lanceolata. All’interno del castello è conservato ancora il pozzo per l’approvvigionamento idrico. (https://www.museodeicastelli.it/castelli/249-lacedonia-castello-pappacoda.html)

Il centro storico di Lacedonia presenta i caratteristici vicoli, le stradine, le scalinate, i portali in pietra, tipici dell’assetto urbano di molti paesi dell’Alta Irpinia. In aggiunta, è possibile vedere anche i ruderi della cinta muraria della cittadella medievale, fatta costruire dalla famiglia Orsini all’indomani del terremoto del 1456. L’accesso al paese avveniva attraverso quattro porte: la Porta degli Albanesi, così chiamata perché rivolta verso Oriente; la Porta del Messere, ubicata presso l’attuale palazzo vescovile, oggi abbattuta; la Porta di Basso; la Porta La Stella, quest’ultima posta ad un livello inferiore a quello stradale.

 

Il principale edificio religioso di Lacedonia è la cattedrale dedicata a Maria Assunta. Inizialmente ad una sola navata, nel corso del XIX secolo furono aggiunte altre due navate. Danneggiata dai terremoti del 1930 e del 1980, la chiesa ha subito interventi di restauro. All’interno sono conservate alcune tele del Settecento. L’opera più significativa è certamente l’altare ligneo del Cinquecento, su cui è dipinto un trittico di attribuzione incerta.

Proseguendo lungo l’antica via di accesso al centro, si arriva alla Chiesa di Santa Maria della Cancellata, edificio religioso che sarebbe stato eretto su un antico tempio pagano. Con l’affermarsi del Cristianesimo, la struttura venne riconvertita in chiesa cristiana, diventando, a partire dal IV secolo, Chiesa Madre di Lacedonia. A seguito dell’edificazione della nuova cattedrale, fu abbandonata per essere poi completamente ristrutturata nel corso del XIX secolo.

Tra le chiese più antiche di Lacedonia vi è la chiesa di Santa Maria della Consolazione, eretta nel 1503. Successivamente, nel 1585, fu ampliata con la volta superiore. La chiesa conserva l’interessante portale di architettura romanica.

Tra i principali palazzi di Lacedonia va ricordato il Palazzo vescovile, una volta sede del seminario diocesano. L’edificio è stato restaurato in seguito al terremoto del 1930.

Ad esso sono annessi il Museo diocesano e la biblioteca. Il Museo raccoglie elementi lapidari dall’origine più varia; esso offre una panoramica delle tappe fondamentali della storia di Lacedonia, sin dalle sue origini. Interessante è anche la sezione antropologica, dove è possibile ammirare gli strumenti di uso quotidiano, usati in passato dagli abitanti di Lacedonia. Il patrimonio bibliotecario, invece, consiste in circa novemila volumi, trentasei preziose cinquecentine, innumerevoli seicentine e 108 pergameni altomedievali.

Nei pressi di Lacedonia, fuori dal centro abitato, si trova un interessante casone, una masseria fortificata deputata alla difesa dei briganti che spadroneggiavano nell’area compresa tra Lacedonia, Aquilonia, Monteverde e Melfi. La struttura è composta da quattro torri angolari, di cui una, quella destra della facciata principale, presenta una scala a chiocciola. Le altre torri sono dotate di feritoie. Il sottotetto fungeva, invece, da colombaia. Annessa alla fortificazione sono presenti, anch’esse costruite in pietra, delle strutture che fungevano da stalla.

(http://www.comune.lacedonia.av.it/hh/index.php)

Progetto FODOSA

finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POR Campania FSE 2014-2020

unione europea
repubblica italiana

Dipartimento di Studi Umanistici

Si ringrazia VIP COMPUTER di Vincenzo Petrizzo di Padula.

Responsabile progetto: Ermanno Battista