Il viaggio elettorale di De Sanctis

IL VIAGGIO DI DE SANCTIS NEL COLLEGIO DI LACEDONIA

Era il 1874 quando si svolse in Italia una delle prime campagne elettorali di cui abbiamo testimonianza. Si votava quell’anno per il rinnovo della Camera dei Deputati. La Sinistra, divisa al suo interno tra Sinistra Storica e Sinistra Giovane, cercava il ribaltone, soprattutto nei collegi meridionali, per conquistare il governo del Paese che da 13 anni era saldamente in mano alla Destra Storica.

Francesco De Sanctis, critico letterario, ministro nei primi governi postunitari, esponente della Sinistra Giovane, decise di scendere in campo nel suo «collegio natio», quello di Lacedonia, in Alta Irpinia. Il collegio di Lacedonia riuniva i paesi di Rocchetta Santa Venere (oggi Rocchetta Sant’Antonio, in provincia di Foggia), Lacedonia, Bisaccia, Calitri, Andretta e Morra, paese natale del critico.

Quei piccoli paesi abbandonati dell’appennino meridionale per la prima volta venivano conosciuti dal grande pubblico. E oggi come allora conservano una storia originale per il visitatore che vuole conoscere il Mezzogiorno al di là di ogni stereotipo.

La vicenda che De Sanctis racconta in questo testo è circoscritta al collegio elettorale di Lacedonia, costituito dai mandamenti di Lacedonia, Aquilonia, Andretta e Teora. Il collegio era rappresentato, fin dal 1865, da Giuseppe Tozzoli, politico calitrano, esponente di quella nuova élites locale, composta da possidenti e professionisti con alle spalle una buona esperienza amministrativa, che si era andata formando nelle elezioni del 1865 e del 1867, e che costituiva la cosiddetta Sinistra Giovane. Tozzoli in quell’anno aveva strappato il mandato parlamentare al deputato uscente, Serafino Soldi, uno dei principali esponenti della Destra irpina.

Fu proprio il nome dell’avvocato liberale quello scelto dal prefetto di Avellino, Bartolomeo Casalis, per concorrere, in occasione delle elezioni del 1874, nel collegio di Lacedonia. Serafino Soldi oltre ad essere uno dei più importanti uomini politici di Destra era anche il principale esponente dell’opposizione al consiglio provinciale di Avellino, dominato dalla figura di Michele Capozzi, deputato del collegio di Atripalda, soprannominato significativamente – e con questo soprannome sarà ricordato nel Viaggio desanctisiano – “Re Michele”. Capozzi, politico di Sinistra passato da poco a Destra, si trovò costretto ad accettare la candidatura governativa di Soldi, ben sapendo che una sua eventuale riuscita avrebbe ridato vigore alla sua opposizione politica. Pertanto, mentre da un lato, ufficiosamente, accettava la candidatura di Soldi, dall’altro lato iniziò a lavorare per trovare un nome da contrapporre a quello del suo avversario.

Questo lavoro sotterraneo – che avrebbe condotto, alla fine, all’esperienza raccontata da De Sanctis – ebbe inizio quando si prospettò la candidatura nello stesso collegio di Lacedonia del candidato, anch’egli di Destra, Saverio Corona, già sconfitto da Tozzoli nelle elezioni precedenti. La presenza di un candidato di Destra opposto a Soldi favorì in qualche modo Capozzi, che poteva a quel punto agire apertamente contro Soldi. Nel cercare un candidato – un «grosso nome» lo avrebbe definito – da opporre a Soldi, Capozzi si appoggiò ad una fitta rete di personaggi politici locali, tra i quali i Tedesco di Andretta e i Molinari di Morra Irpino, acerrimi avversari del Soldi. Si creava così una alleanza politica opposta al Soldi, che, nel frattempo, perso anche l’appoggio del prefetto, sostituito da Achille Righetti, molto più benevolo del Casalis nei confronti di Capozzi, ottenne l’appoggio della Sinistra nicoterina alla sua candidatura.

Furono proprio i Molinari a prospettare a Capozzi l’ingresso su quello scenario politico di Francesco De Sanctis. Questi, che era deputato di San Severo, avrebbe ben accettato, se ci fossero state le condizioni adatte, cioè un pieno appoggio sul suo nome, di correre per il collegio di Lacedonia, suo «collegio nativo», all’interno dei cui confini ricadevano i luoghi della sua infanzia. Da quel momento in poi Capozzi si impegnò per attrarre, intorno al critico letterario, la più grande convergenza di nomi, spingendo sia Corona che Tozzoli, che nel frattempo si era ricandidato, ad abbandonare la contesa. In parte vi riuscì: così l’8 novembre 1874 furono tre i candidati che si presentarono – De Sanctis, Soldi e Corona – con i primi due che riuscirono ad andare al ballottaggio. Nella settimana che precedette il ballottaggio, la macchina politica di Capozzi si mise in moto per ottenere il fondamentale appoggio di Corona e degli esponenti della Destra meridionale che non volevano appoggiare il De Sanctis, uomo di Sinistra. Ma quando apparve evidente che Soldi ormai si era spostato definitivamente verso posizioni della Sinistra nicoterina, anche gli esponenti della Destra meridionale decisero di appoggiare De Sanctis, che risultò vincitore nel ballottaggio del 15 novembre 1874. Tuttavia, la Giunta delle elezioni dichiarò nulle le operazioni di voto e indisse un nuovo ballottaggio per il 17 gennaio 1875.

E dopo questa lunga premessa, siamo finalmente giunti al momento in cui prese avvio il viaggio elettorale. La prima idea del viaggio si deve a Marino Molinari, che la espose a Capozzi in una lettera dei primi giorni di gennaio del 1875.

Nei giorni successivi la fitta corrispondenza con il Capozzi era volta all’organizzazione materiale del viaggio. Il 13 gennaio 1875, infine, Capozzi venne informato, tramite missiva, che «De Sanctis è finalmente partito per Morra e Lacedonia».

Il viaggio, in realtà, era iniziato due giorni prima, lunedì 11 gennaio 1875. Dopo una serata trascorsa a Foggia, infatti, De Sanctis era giunto a Rocchetta Sant’Antonio. Qui – in quella che avrebbe definito «Rocchetta la poetica» – tenne il primo discorso della sua campagna elettorale, spiegando le ragioni che lo spinsero ad intraprendere quell’avventura:

Ed eccomi qui in mezzo a voi, miei cari concittadini. Ed ecco la verità. Il Collegio è diviso in due partiti che lottano accanitamente, comuni contro comuni, cittadini contro cittadini, ed io non sono qui che il prestanome delle vostre collere e delle vostre divisioni. È così che volete rendere la patria a Francesco De Sanctis? No, io non potrei esser mai il deputato di un partito per schiacciare un altro partito; non posso essere lo scudo degli uni e il flagello degli altri; io voglio essere il deputato di tutti, voglio lasciare nella mia patria una memoria benedetta da tutti.

Un’idea, altamente morale, che – lo avrebbe capito lo stesso critico letterario – sarebbe stata messa in discussione non solo dall’esito dell’elezione, ma anche nel corso dello stesso viaggio.

Già il giorno successivo, infatti, recandosi a Lacedonia, De Sanctis avrebbe notato la ritrosia che molti politici locali avevano nei suoi confronti. Tappa importante quella di Lacedonia.

Nelle pagine che si riferiscono alla visita nel capoluogo del collegio elettorale – a cui sono dedicati ben tre capitoli del Viaggio – De Sanctis introduce il lettore all’ambiente politico locale.

Poi proseguì il suo viaggio alla volta di Bisaccia e di Calitri, «la città nemica». La sua presenza fu ostacolata dal sindaco; al suo comizio presero parte poche decine di persone. Amaro fu il suo giudizio su quella tappa nella “Calitri la nebbiosa”: «anche per Calitri verrà il progresso. E forse un giorno qualche fortunato mortale scriverà un nuovo capitolo: il Sole di Calitri».

La successiva tappa del viaggio fu Andretta. Anche nel capoluogo del mandamento del quale faceva parte Morra, De Sanctis incontrò una forte resistenza. Fu durante quella tappa che De Sanctis comprese l’animo di quegli elettori, il calcolo politico alla base della loro avversione, sicuro che «forse un giorno costoro mi saranno tutti amici. E io sarò il loro migliore amico».

Era giunto, nel frattempo, il giorno delle elezioni. Ultima tappa del viaggio fu il suo paese natio, Morra Irpino. Qui attese l’esito della votazione: egli ottenne 386 voti, il suo sfidante 289. Un risultato che, però, lo deluse, lo umiliò, mettendo in evidenza tutte quelle caratteristiche immorali della politica locale che egli voleva combattere:

Festa in tutto il Collegio, fuori che in Morra. Lutto nell’anima mia, e lutto era in Morra. Nel primo ballottaggio avevo avuto in più settantasette voti. Ora erano novantasette. La mia presenza, il mio viaggio valeva dunque…venti voti! Metti che il mio avversario aveva avuti più voti che l’altra volta nel mio mandamento. Io dunque mi sentivo umiliato sino in quel mandamento, dove mi promettevo l’unanimità. Aggiungi le proteste d’Andretta, e non ne potei più, traboccò la mia indignazione, e maledissi l’ora e il momento che mi trovai in questo ballo.

In quel ballo era stato lanciato, inconsapevolmente, da Michele Capozzi. E, dopo, aver trascorso una giornata nella sua città, ovvero Sant’Angelo dei Lombardi, il critico letterario mosse verso Avellino, «ultimo scopo del mio viaggio». Ritornando nella città in cui era stato governatore, De Sanctis si fece prendere dai ricordi, visitando gli amici di un tempo. E qui, per la prima volta, prese coscienza del suo essere diventato un “burattino” nelle mani di Capozzi.

Lasciata Avellino, De Sanctis partì per Sansevero. Quello era da tempo il suo collegio elettorale, e qui era stato rieletto. Ma troppo forte il legame con la terra natia per non accettare la deputazione che aveva ottenuto, pur con tanti sacrifici, a Lacedonia. Così da Sansevero, dopo aver saluto i suoi elettori, mandò un telegramma al sindaco di Lacedonia in cui dichiarava di accettare l’elezione a deputato di Lacedonia:

Eccomi vostro deputato. Ricordatevi che la mia bandiera nel Collegio e nella provincia si chiama concordia. Ignoro vinti e vincitori. Tutti miei concittadini.

  1. Procacci, Le elezioni del 1874 e l’opposizione meridionale, Milano, Feltrinelli, 1956

 

  1. De Sanctis, Un viaggio elettorale. Seguito da discorsi biografici, dal taccuino parlamentare e da scritti politici vari, a cura di N. Cortese, Torino, Einaudi, 1968

 

  1. Marinari (a cura di), Il viaggio elettorale di Francesco De Sanctis. Il dossier Capozzi e altri inediti, Firenze, La Nuova Italia, 1973

 

  1. Moscati, De Sanctis e le lotte elettorali in Irpinia, in AA.VV., De Sanctis e il realismo, Napoli, Giannini, 1978, vol. II, pp. 1409-1432

 

  1. Barra – A. Cogliano, Il ceto politico irpino dai Borboni a Giolitti, «Quaderni Irpini», 1990

 

  1. Barra (a cura di), Il Mezzogiorno dei notabili. Carteggi politici e familiari dei Molinari di Morra De Sanctis, Avellino, Centro Dorso, 1997

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