Gaeta

Situata tra Napoli e Roma ed affacciata sull’omonimo golfo, Gaeta è uno dei principali centri turistici del Mezzogiorno.

Abitata in origine dalla popolazione italica degli Aurunci, Gaeta durante l’Impero romano divenne un centro di villeggiatura e di otium di molti notabili dell’antica Roma, che vi costruirono ville rustiche in tutta la zona che va da Formia a Sperlonga, sfruttando i collegamenti dell’Appia e della via Flacca.

Gaeta sorge su di un promontorio, propaggine verso il mare del Monte Orlando, che ha offerto da sempre una difesa naturale alla sua popolazione, sia dal mare che da terra, ed è collegato alla terraferma tramite l’istmo pianeggiante di Montesecco.

Fu un Ducato autonomo sotto l’Impero Bizantino, che si estinse alla nascita della monarchia normanna. Tuttavia, anche dopo, Gaeta seppe sempre conservare il carattere di città demaniale, libera dal giogo feudale, amministrata collegialmente dal suo fiorente patriziato cittadino.

Gaeta subì vari assedi nel corso dei suoi svariati secoli di storia, gli ultimi che si ricordano, quello degli Austriaci del Conte Daun, Vicerè di Napoli, nel 1707; la presa di Gaeta del 1734 da parte di Carlo di Borbone, che vi celebrò in seguito le sue nozze con Maria Amalia di Sassonia e conferì a Gaeta per l’occasione il titolo di “Fedelissima”; la repentina occupazione francese del 1799; infine, il più emblematico, l’assedio di Gaeta del 1860-61, quando l’ultimo Re Borbone di Napoli, Francesco II, e la Regina Maria Sofia di Baviera, resistettero nella fortezza per tre lunghi mesi, insieme ad un nutrito numero di soldati delle Due Sicilie rimastigli fedeli, per difendere l’ultimo lembo di terra del Regno dall’assedio dell’esercito di Vittorio Emanuele II, che stava unificando l’Italia.

A Gaeta si chiuse la pagina della storia del Regno delle Due Sicilie e si aprì quella del Regno d’Italia e molti dei suoi monumenti, oltre il castello, conservano testimonianze di quei giorni d’assedio e riescono ancor oggi a trasmettere forti emozioni.

Nel 1279 Carlo I d’Angiò ingrandì e rinforzò il Castello di Gaeta, che divenne rifugio di molti sovrani della dinastia e persino di un Antipapa filoangioino, come Clemente VII.

Alfonso Il Magnanimo, durante la conquista del Regno di Napoli, culminata nel 1442, istallò nel rinnovato castello di Gaeta la sua residenza, che non fu solo la base operativa delle spedizioni militari, ma anche una raffinata corte di umanisti, filosofi, poeti, giuristi, matematici e musici, che preannunciava il Rinascimento napoletano. La roccaforte di Gaeta ebbe un ruolo strategico fondamentale nella difesa, come nella conquista, del Regno di Napoli, che la portò ad essere occupata più volte da dominatori stranieri, come avvenne con Carlo VIII nel 1495, durante la sua fulminea conquista di Napoli.  

Sotto Carlo V si ampliò la cerchia delle mura del castello, fino a far comprendere l’intero Monte Orlando, così da divenire una vera e propria cittadella fortificata.

Delle 14 principali batterie esistenti al tempo dell’assedio del 1860, alcune sono ancora ben visibili, come la batteria Regina e la batteria Anulare, con i suoi suggestivi cunicoli sotterranei e la veduta a 360° intorno alla corona del Monte Orlando, la Trinità, la batteria Trabacco e la Philippsthal, dove sul bastione vi sono alcune epigrafi che ricordano i caduti borbonici.

Anche molte polveriere conservano tracce delle loro strutture originarie, come la Polveriera Carolina, quella Trabacco e quella Real Ferdinando, trasformata oggi in Museo Real Ferdinando, con schede di storia della fortezza e di storia naturalistica del luogo. Interessante dal punto di vista paesaggistico e naturalistico è infatti tutto il promontorio, oggi Parco Regionale di Monte Orlando, ricco di fauna e flora marine, e di panorami mozzafiato dalle alte rocce sul mare, come la bellissima e suggestiva vista della Montagna Spaccata.

Nella Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano e Santa Maria Assunta, dove la famiglia Reale era solita assistere alla Santa Messa, sono state traslate le spoglie dei caduti borbonici durante i lunghi mesi dell’assedio in un unico Sacrario, inaugurato solennemente nel 2014, accanto alle tombe dei generali borbonici, Duca Riccardo de Sangro e Duca Emilio Caracciolo di San Vito. Interessante è il bel campanile accanto al Duomo, che conserva le sue origini romaniche, con reminiscenze arabo-sicule tipiche del periodo normanno-svevo.

Sul Monte Orlando domina la duecentesca Chiesa di San Francesco, con aggiunte in stile neogotico, che si erge su di una imponente scalinata, con ai lati dell’antico portale gotico le statue di Carlo II d’Angiò e di Ferdinando II di Borbone, rispettivamente fondatore e rifondatore della chiesa.

Molto entusiasmanti sono percorsi naturalistici di salita al Monte Orlando, con la vista della Grotta del Turco, una maestosa cavità nella roccia calcarea, e della Montagna Spaccata, dove le acque smeraldine del mare si scorgono attraverso una spettacolare e bizzarra fenditura naturale della roccia, che la tradizione vuole si sia formata nel momento della morte di Gesù Cristo sulla Croce.

Ogni anno si svolge la tradizionale Rievocazione dell’assedio di Gaeta del 1860-61, con comparse in divisa militare dell’esercito delle Due Sicilie che, al suono dell’Inno Nazionale Duo Siciliano di Giovanni Paesiello, rievocano la malinconica partenza da Gaeta per l’esilio degli ultimi Sovrani di Napoli la mattina del 14 febbraio 1861 e, con il lancio di una corona di fiori dagli spalti del castello, onorano i caduti durante l’assedio.

 

https://www.youtube.com/watch?v=AvWPWjqrtqs

https://www.youtube.com/watch?v=7FFhC3iM8bA

https://www.youtube.com/watch?v=ae9M1gEi6zU

https://books.google.it/books?id=bb8LAAAAYAAJ&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false

http://www.famiglieingamba.it/il-fortino-nel-bosco/

https://www.youtube.com/watch?v=Rp0RlvJVxMg

http://www.prolocogaeta.it/documenti.aspx?IDDoc=901

Progetto FODOSA

finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POR Campania FSE 2014-2020

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Dipartimento di Studi Umanistici

Si ringrazia VIP COMPUTER di Vincenzo Petrizzo di Padula.

Responsabile progetto: Ermanno Battista