Calitri

Definita la “Positano d’Irpinia” per la sua conformazione urbanistica, Calitri è uno dei più bei borghi dell’Alta Irpinia.

Plinio il Vecchio parlando delle popolazioni irpine, faceva riferimento alla colonia degli Aletrini, dando conferma della presenza di una comunità nella zona ove sorge Calitri.

Tuttavia lo sviluppo urbano di Calitri si avviò soltanto a partire dal XIII secolo. A quel tempo è documentata l’esistenza del castello che, nei secoli successivi, da struttura meramente difensiva si andò trasformando in residenza signorile.

La storia del castello e del borgo di Calitri è legata indissolubilmente a quella dei numerosi terremoti che la colpirono: quello del 1561 che fece crollare molti ambienti e, soprattutto, quello del 1694. I superstiti della famiglia Mirelli, proprietaria del castello, optarono per l’abbandono dei ruderi in cima alla collina, ricostruendo il palazzo più a valle. L’area fu pertanto oggetto di numerosi interventi di ristrutturazione urbanistica e il palatium cinquecentesco, che aveva incorporato i resti della roccaforte medievale, divenne un borgo edilizio densamente stratificato.

Calitri fu uno dei luoghi in cui imperversarono le bande di Angelo Duca, detto Angiolillo, considerato dallo storico inglese Eric Hobsbawm «l’esempio forse più puro di banditismo sociale». Giustiziato a Salerno nel 1784 il suo corpo, come da consuetudine del tempo, fu smembrato  e la sua testa venne esposta su una delle porte di accesso al borgo di Calitri, la “porta di Nanno”.

Dopo l’Unità d’Italia la storia di Calitri si confonde con quella di molte zone del Mezzogiorno: brigantaggio, emigrazione, latifondismo, lotte per la spartizione della terra, furono le caratteristiche di questa storia; nel 1861 Calitri, come altre zone dell’Alta Irpinia, venne occupata dalle truppe di Carmine Crocco.

Il XX° secolo si aprì con disastrosi eventi sismici, quello del giugno 1910 e quello del luglio 1930, che colpirono principalmente Calitri. Nel secondo dopoguerra il paese risentì anche del boom economico, diventando il centro principale dell’Alta Irpinia. Una “rinascita” economica interrotta da un altro evento drammatico, il sisma del 23 novembre 1980, che ha reso per molti anni inagibile gran parte del centro storico; per questo tragico evento il comune è stato insignito della medaglia d’oro al merito civile.

Negli anni successivi al terremoto, le trasformazioni del tessuto urbano e del sottosuolo hanno fatto crollare alcuni ambienti del castello e sul finire degli anni ’80 gli abitanti hanno deciso di abbandonare definitivamente il Borgo Castello. Solo a partire dalla fine degli anni ’90 si sono avviati lavori di recupero dell’area, che è stata nuovamente riaperta al pubblico nel 2010.

All’interno degli ambienti restaurati ha trovato sede il Museo della ceramica. L’esposizione comprende sezioni storiche e spazi per la didattica mirati a documentare la variegata produzione ceramica di Calitri e dell’alta valle dell’Ofanto dall’età antica in poi. Una specifica sezione del museo è dedicata alla produzione artigianale storica delle terrecotte impiegate nell’edilizia, a quella delle ceramiche industriali, ai tanti oggetti che hanno caratterizzato la cultura materiale tradizionale del posto. La collezione è tuttora in costante evoluzione.

Ai piedi del centro storico di Calitri si trova l’ex monastero delle benedettine, oggi casa comunale. Annessa al monastero è la chiesa della S.S. Annunziata. Al suo interno possiamo notare l’altare maggiore, di stile barocco, risalente al XVIII secolo, le cui sculture rappresentano l’Annunziata e l’angelo annunciatore; vi è un altro altare ligneo con una scultura che rappresenta la Madonna con il Bambino. Nell’abside si può ammirare la cinquecentesca pala raffigurante l’Annunciazione. A destra dell’altare maggiore vi è un dipinto raffigurante la “deposizione di Cristo”, mentre alla sinistra vi è un dipinto dedicato a San Canio.

Risalente al XVIII secolo, precisamente agli anni 1710-1714, è la Chiesa dell’Immacolata Concezione, che da originaria cappella è stata ampliata in una chiesa in tre navate dopo gli interventi di ristrutturazione seguiti al terremoto del 1733. Fra il 1740 e il 1747 fu realizzato l’altare maggiore in legno di tiglio, poi indorato da artisti napoletani.

Al patrono di Calitri, San Canio di Atella, è dedicata una chiesa che si trova, attualmente, all’inizio del paese. La chiesa, distrutta e riedificata più volte, conserva dei pregevoli dipinti del XVIII secolo.

Descritte nella visita pastorale del cardinale Alfonso Gesualdo nel 1565 sono la chiesa di Sant’Antuono e quella di San Berardino. Vicino alla chiesa di San Berardino hanno inizio le tortuose scalette che conducono sulla collinetta del Calvario. Sulla collinetta sorge una piccola chiesa ricostruita dopo il terremoto del 1910 e che ogni anno, il giorno del Venerdì Santo, è meta della Via Crucis che, alle prime luci dell’alba, parte dalla chiesa dell’Immacolata Concezione e attraversa il centro storico.

Per godere appieno delle bellezze presenti nel centro di Calitri, si possono svolgere le seguenti passeggiate turistiche: https://www.comunecalitri.gov.it/passeggiate-calitrane/

Dal 2013 Calitri ospita lo Sponz Fest, organizzato dal cantautore Vinicio Capossela. Nato come occasione di comunità, un fenomeno di aggregazione sociale, negli anni, negli anni si è trasformato come un evento catalizzatore per il turismo dei paesi altirpini gravitanti intorno a Calitri e uno degli eventi centrali nel panorama delle manifestazioni estive di tutto il Meridione.

Per avere informazioni sulla manifestazione, si consiglia di visitare il sito internet, raggiungibile al seguente indirizzo: https://www.sponzfest.it/2019/

La cultura gastronomica calitrana è secolare: già nel XVIII secolo – come risulta da un atto notarile del 1749 – venivano prodotte le cannazze, sorta di ziti spezzati, che rappresentano il piatto tipico del borgo. A queste si aggiungono i cingul’, affini ai cavatelli pugliesi. Ampiamente diffusi sono gli insaccati e i formaggi; tra questi il pecorino conzato, stagionato in anfore di terracotta calitrana.

Progetto FODOSA

finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POR Campania FSE 2014-2020

unione europea
repubblica italiana

Dipartimento di Studi Umanistici

Si ringrazia VIP COMPUTER di Vincenzo Petrizzo di Padula.

Responsabile progetto: Ermanno Battista