Bisaccia

Tra i paesi più alti dell’Irpinia, nel suo castello ducale soggiornò il poeta Torquato Tasso

Il luogo dove sorge Bisaccia era abitato fin dall’età del bronzo: testimonianze di una frequentazione della zona provengono da una serie di scavi recenti che hanno riportato alla luce tracce databili a quel periodo, tra cui numerose tombe rinvenute fuori dall’abitato.

In seguito, secondo la tradizione, i Sanniti costruirono sul luogo dove sorge l’attuale Bisaccia l’antica città di Romulea, che divenne uno dei centri più opulenti del Sannio antico. Importante città sannita, Romulea venne conquistata dai Romani e conobbe un rapido declino.

Con la caduta dell’Impero romano, l’Irpinia fu conquistata dai Longobardi. Questi costruirono a Bisaccia, intorno alla seconda metà del VII secolo, un castello, probabilmente sui resti di un’antica fortificazione. I Longobardi governarono Bisaccia fino all’arrivo dei Normanni.

Con l’inizio della denominazione normanna, Bisaccia divenne un feudo e sede vescovile. Colpita da un devastante terremoto che ne distrusse il castello, quest’ultimo venne fatto costruire durante il regno di Federico II. Qui vi trovò rifugio anche il figlio di Federico, Manfredi, braccato dall’esercito papale.

Con la fine della dinastia Sveva, Bisaccia, diventata angioina, passò a nuovi feudatari, appartenenti alla famiglia Cotigni. Questi tennero il feudo per oltre un secolo.

Con la conquista aragonese, il feudo ed il castello vennero assegnati a Giacomo Piccinini e, successivamente, al duca di Venosa, Pirro Del Balzo. Dal 1504 al 1533 il feudo, divenuto proprietà demaniale, venne affidato ad altri feudatari. Nel 1533 il feudo fu comprato da Giovan Battista Manso. Suo discendente era Giovanni Battista Manso, letterato ed amico di Torquato Tasso, che proprio nel castello Bisaccia trascorse una breve vacanza nell’anno 1588. Nel frattempo il feudo, dopo alterne vicende, passò alla famiglia Pignatelli, che lo conservò fino all’eversione delle feudalità.

Nel 1861 Bisaccia venne, infine, annessa al Regno d’Italia; da quel momento la sua storia non differisce con quella di altri paesi delle zone interne del Mezzogiorno. Danneggiata dal terremoto del 1930, il regime fascista ne fece costruire alcune abitazioni in una zona poco distante dal centro storico. Benché non colpita direttamente dal terremoto del 1980, il comune ottenne un finanziamento statale per l’edificazione di una nuova frazione “Piano Regolatore”, presso la quale abitano la maggior parte degli abitanti di Bisaccia. Il centro storico, infatti, in seguito alla nuova ondata di emigrazione della seconda metà del Novecento, è stato progressivamente abbandonato.

Il principale monumento di Bisaccia è il castello ducale. Distrutto dal sisma del 1198, fu ricostruito verso la fine del XIII secolo per ordine di Federico II. Nel corso del XVI il castello fu ampliato e parte delle strutture preesistenti modificate, tanto da trasformarlo in una residenza signorile. Danneggiato dai terremoti del 1910 e del 1930, dal 1977 il castello è proprietà del comune, che ne ha avviato lavori di restauro. (http://www.castellidirpinia.com/bisaccia_it.html)

Al suo interno ha sede il Museo archeologico, che ha l’obiettivo di ricostruire la storia del territorio attraverso i corredi delle numerose tombe rinvenute nel sito archeologico. (http://www.comune.bisaccia.av.it/page.aspx?id=museo)

A pochi metri dal castello ducale si trova la Cattedrale. Inizialmente progettata dai Normanni in altro luogo, la Cattedrale fu rasa al suolo per ben tre volte a causa dei frequenti terremoti che hanno colpito il borgo nel corso dei secoli. La struttura, nei secoli successivi, ha subito altri interventi di restauro, dei quali gli ultimi sono stati eseguiti all’indomani del sisma del novembre 1980. La facciata, di stile gotico, presenta un portale in pietra calcarea del 1515, sormontato da alcuni bassorilievi probabilmente anteriori al XVI secolo, che raffigurano San Gregorio, San Daniele e gli Evangelisti. L’interno, a tre navate, conserva un coro ligneo seicentesco e l’altare maggiore in marmi policromi.

La chiesa di Santa Maria del Carmine, edificata nel 1667, ma aperta al pubblico solo nel 1827, all’interno, a navata unica, conserva un pulpito ligneo e l’altare maggiore in marmo policromo.

Poco distante dalla chiesa di Santa Maria del Carmine si trova la chiesa di San Giovanni Battista, nota anche come “chiesa dei morti”, per aver ospitato in passato l’omonima congrega. In seguito al crollo della facciata seicentesca della chiesa, venne completamente ricostruita agli inizi del Novecento.

La chiesa dedicata a Sant’Antonio, patrono del Paese, risale al XVII secolo. La chiesa si erge in una piazzetta, dominata da un imponente tiglio plurisecolare, dalla quale si può godere di un vasto panorama. All’interno dell’edificio, a navata unica, si possono ammirare due statue di legno scolpito e dipinto di San Leonardo e di San Bonaventura, una pala lignea seicentesca sormontata da un altare marmoreo del XIX secolo, e un bel coro ligneo. Ai piedi dell’altare è custodita una reliquia di San Antonio, consegnata alla confraternita di Bisaccia di Sant’Antonio dai frati della Basilica di Padova.

Passeggiando per le stradine del vecchio centro storico sviluppatosi intorno al castello, oggi si possono ammirare le facciate di alcuni palazzi signorili. Numerosi sono i portali in pietra scolpiti tra il XVIII e il XIX secolo che fanno da ingresso a diverse unità abitative. Tra i principali palazzi signorili si ricordano il Palazzo Cafazzo e il Palazzo Capaldo; in quest’ultimo, come ricorda una lapide affissa sulla facciata, nacque Pietro Capaldo, senatore del Regno d’Italia e Presidente della Corte di Cassazione.

(http://www.comune.bisaccia.av.it/default.aspx)

Progetto FODOSA

finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POR Campania FSE 2014-2020

unione europea
repubblica italiana

Dipartimento di Studi Umanistici

Si ringrazia VIP COMPUTER di Vincenzo Petrizzo di Padula.

Responsabile progetto: Ermanno Battista