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José Borjes

Nato a Vernet, piccolo centro della Catalogna, nel 1813, José Borjes era figlio di un ufficiale dell’esercito che partecipò ai conflitti antinapoleonici, e poi fucilato durante la guerra civile scoppiata nel 1833.

Formatosi presso l’accademia militare di Lleida, si arruolò nelle forze carliste, dimostrando la sua valentia e diventandone comandante di brigata nel 1840. Dopo la disfatta dei carlisti, Borjes emigrò in Francia, vivendo modestamente a Parigi come rilegatore. Fece ritorno in Spagna durante le campagne del 1846-48 e nel 1855. Nel 1860 si recò a Roma, per offrire i suoi servigi all’esercito pontificio, ottenendone, però, un rifiuto.

Tornato in Francia, fu contattato dagli agenti borbonici, ricevendo l’invito di servire il governo borbonico in esilio. Gli fu prospettata una situazione particolarmente favorevole, per la quale accettò l’incarico.

Iniziava, in questo modo, la spedizione che avrebbe dovuto dare una valenza legittimista al fenomeno del brigantaggio. Il generale iniziò la sua missione da Marsiglia, dalla quale partì per raggiungere prima Malta e, successivamente, le coste della Calabria. Qui non trovò nessuno ad accoglierlo; anzi, le popolazioni locali apparvero diffidenti, se non ostili. Entrò in contatto con la banda del brigante Ferdinando Mittiga, che lo abbandonò poco dopo.

Lasciata la Calabria, Borjes proseguì verso la Basilicata, dove entrò in contatto con la banda di Carmine Crocco. Con quest’ultimo, con il quale i contrasti apparvero fin da subito evidenti, avviò una incursione che toccò alcuni luoghi della provincia lucana.

Il contrasto con Crocco, l’invio delle truppe militari e l’approssimarsi dell’inverno, misero fine al tentativo dei due. Abbandonato Crocco, che aveva deciso di sciogliere la sua banda e rifugiarsi presso Monticchio, Borjes, in compagnia di pochi uomini, decise di giungere presso Roma, per informare Francesco II dell’accaduto e nel tentativo di organizzare una nuova spedizione. Braccato dall’esercito, l’8 dicembre 1861 venne catturato, presso Tagliacozzo, dalle truppe del maggiore Enrico Franchini e fu fucilato poche ore dopo.

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