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Il brigantaggio nel Sannio

Agosto 1861: il Sannio in rivolta

Il 7 agosto 1861, il brigante Cosimo Giordano, nativo di Cerreto Sannita ed ex soldato dell’esercito duosiciliano, giunse con la sua banda a Pontelandolfo, e prese possesso del paese, distruggendo i simboli del neonato Regno d’Italia, ripristinando quelli della dinastia borbonica, annullando la Guardia Nazionale e saccheggiando le case dei possidenti più in vista, che nel frattempo erano riusciti a fuggire.

La notizia dell’occupazione di Pontelandolfo giunse nella vicinaCampolattaro, dove si ripeté lo stesso copione della rivolta di Pontelandolfo.

Intanto negli stessi giorni di agosto, nelle limitrofe Pesco, Pago, Pietrelcina e Fragneto Monforte scoppiarono rivolte in favore della passata dinastia.

La controffensiva italiana

A Benevento, i quadri militari italiani corsero ai ripari: tra il 9 e il 10 agosto due compagnie di bersaglieri, comandate dal maggiore Rossi, marciarono su Pietrelcina, mentre un’altra colonna, sotto il comando diretto del colonnello Pier Eleonoro Negri, fu diretta a Pesco.

Qui giunse da Fragneto Monforte anche la banda del brigante Francesco Esci, che non esitò a darsi al saccheggio delle case dei benestanti e dei notabili, prima dell’arrivo degli uomini del colonnello Negri.

A Pietrelcina, invece, la banda del brigante Pelorosso venne messa in fuga dal maggiore Rossi.

Il massacro dei bersaglieri a Casalduni

L’11 agosto 1861 a Pontelandolfo, una squadra di 40 soldati e 4 carabinieri, comandata dal maggiore Cesare Augusto Bracci, fu inviata da Campobasso in ricognizione e fu costretta a rinchiudersi nella torre del castello per sfuggire alla reazione di cittadini e briganti. Sentendosi in trappola tra quelle secolari mura e pentendosi della scelta fatta, decise di fuggire nottetempo nella vicina San Lupo. Usciti dal paese però i militari furono costretti a ripiegare su Casalduni, dove furono catturati e tutti uccisi da gruppi armati di cittadini e da uomini della banda del brigante Angelo Pica.

I fatti di Pontelandolfo e Casalduni

Tre giorni dopo, il generale Enrico Cialdini, informato dettagliatamente dei fatti, ordinò al maggiore Carlo Melegari e al colonnello Negri di marciare, rispettivamente, su Casalduni e Pontelandolfo.

A Casalduni le truppe di Melegari trovarono un borgo quasi disabitato, poiché gran parte della popolazione, venuta a sapere dell’arrivo delle truppe, si rifugiò nelle contrade circostante.

Le truppe del colonnello Negri, invece, solo dopo aver messo in fuga la banda di Cosimo Giordano, costretta a rifugiarsi sui monti del Matese, riuscirono ad entrare e conquistare Pontelandolfo.

La ferita ancora aperta

Un’attenta riflessione sulle modalità del processo di unificazione e sulla repressione del cosiddetto brigantaggio, suscitata indirettamente anche dai fatti di Pontelandolfo e Casalduni, venne fatta – per così dire “a caldo”- da molti eminenti pensatori e uomini politici del tempo, tra cui il duca di Maddaloni, Francesco Proto Carafa, deputato al parlamento di Torino, da Giustino Fortunato e da Massimo d’Azeglio.

Nel 2011, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il Presidente del Comitato delle Celebrazioni, Giuliano Amato, fece pubblica ammenda a nome dello Stato italiano e, scoprendo una stele nel comune di Pontelandolfo, dichiarò il comune martire dell’unità d’Italia, rimarginando così “una ferita ancora aperta” della storia italiana.

BIBLIOGRAFIA TEMATICA

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G. Fortunato, Il Mezzogiorno e lo stato italiano: discorsi politici, 1880-1910, Bari 1911;

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L. Sangiuolo, Il brigantaggio nella provincia di Benevento: 1860-1880, Benevento 1976;

V. Canelli, Brigantaggio a Solopaca. 1860-63, Marigliano 1978;

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V. Mazzacane, Memorie storiche di Cerreto Sannita, Napoli 1990;

A. Scirocco, Il giudizio sul brigantaggio meridionale postunitario: dallo scontro politico alla riflessione storica, in «Guida alle fonti per la storia del brigantaggio postunitario conservate negli Archivi di Stato», Roma 1999;

A. De Jaco, Il Brigantaggio meridionale: cronaca inedita dell’Unità d’Italia, Roma 2005

C. Pinto, La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti 1860-1870, Bari, Laterza 2019

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