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Piazza del Plebiscito

La storia

Piazza del Plebiscito (già Foro Regio, Foro Murat, Largo di Palazzo) è una piazza di Napoli nel quartiere San Ferdinando, antistante il Palazzo Reale e la Basilica di San Francesco di Paola. Con i suoi più di due ettari di estensione è una delle piazze cittadine più grandi d’Italia e indubbiamente una delle più scenografiche. Le vicende architettoniche della piazza inevitabilmente hanno seguito la sorte del palazzo Vicereale e poi Reale che vi insiste.

Don Pedro de Toledo, nell’ambito della sua riorganizzazione urbanistica della città, decise di costruire, al termine della strada di Toledo e dei cosiddetti “quartieri spagnoli”, una residenza del Vicerè in città. Il largo antistante, un tempo Largo Santo Spirito, per via di una chiesa omonima che vi si trovava, divenne Largo di Palazzo quando, al tempo del Vicerè Don Pedro Ruiz de Castro, Conte di Lemos, si decise di costruire un palazzo degno di poter ospitare i Reali di Spagna (Filippo III e la consorte), durante una loro visita alla città, che però non fu mai effettuata, e così il rinnovato Palazzo Reale rimase come residenza vicereale.

Le vicissitudini del Palazzo coinvolsero inevitabilmente anche il largo antistante, che, dal XVII al XIX secolo, divenne il fulcro delle cerimonie pubbliche della città di Napoli: dall’istallazione delle immense macchine da festa (es. Cuccagna) alle processioni religiose, dalle parate militari ai lunghi cortei di nobili e dignitari diretti al Palazzo Reale.

Le simmetrie dell’architettura neoclassica della piazza, progettate durante il Decennio francese e i primi anni della Restaurazione Borbonica, intervennero a regolare gli spazi del disarmonico slargo seicentesco, ampliandoli e razionalizzandoli a scapito di alcuni preesistenti edifici civili e religiosi (Chiese di San Luigi e di Santo Spirito).

Se con Gioacchino Murat si era liberata definitivamente la piazza dai preesistenti edifici religiosi e progettata la grande esedra porticata, a far da cornice alla colossale statua equestre di Napoleone, che sarebbe dovuta sorgere nel suo centro, è solo con Ferdinando I di Borbone, che venne eretta, nel mezzo del colonnato, l’imponente Reale Basilica Pontificia di San Francesco di Paola, dalle forme nettamente echeggianti il Pantheon di Roma. Re Ferdinando, dopo essersi ristabilito sul trono di Napoli durante la Restaurazione del 1815, ed essere divenuto quindi Re del neonato Regno delle Due Sicilie, volle così inaugurare la sua nuova intitolazione, rimarcare il suo attaccamento alla fede cattolica ed esaudire un ex voto rivolto al santo calabrese per la restituita patria. Negli stessi anni furono collocate al centro della piazza le due enormi statue equestri di Carlo e Ferdinando di Borbone, in atteggiamento imperiale romano, commissionate al genio di Canova.

Il 21 ottobre del 1860, nel corso del processo di Unificazione italiana, venne proclamata, dopo un Plebiscito, l’annessione dei Regni di Napoli e di Sicilia al resto d’Italia, e la suddetta piazza, che aveva ospitato uno dei seggi del suffragio popolare, venne ribattezzata “Piazza del Plebiscito”.

Basilica di San Francesco di Paola

La chiesa si apre al centro del colonnato di piazza del Plebiscito. Il porticato, progettato da Leopoldo Laperuta, descriveva una semiellisse delimitata da Palazzo Salerno e dall’ex foresteria di Palazzo Reale (oggi Palazzo della Prefettura).

La facciata del tempio è preceduta da una breve scalinata in marmo di Carrara. L’ingresso all’interno della basilica è dato da tre portali.

Superato l’ingresso si accede all’atrio, che presenta una cappella sul lato destro e una sul lato sinistro, entrambe coperte da una cupola: quella di destra è dedicata al Santissimo Sacramento, quella di sinistra alle anime del Purgatorio. Superato l’atrio si accede al corpo centrale della chiesa, di forma rotonda; lungo tutto il perimetro si innalzano trentaquattro colonne con capitello corinzio. Sia sulla parte sinistra che su quella destra si aprono tre cappelle. Nella zona absidale è posto l’altare maggiore, disegnato nel 1751 da Ferdinando Fuga.

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