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Piazza Monteoliveto

La piazza

Tra piazza del Gesù Nuovo e piazza Carità, nel centro storico di Napoli, si trova la piazza Monteoliveto. Elemento centrale della piazza è la fontana omonima che vede nel suo punto più alto la statua di re Carlo II. I lavori della fontana iniziarono nel 1668 per volere del viceré don Pietro Antonio d’Aragona, sotto la supervisione dell’architetto Donato Antonio Cafaro. La fontana è formata da una vasca polilobata a tre bracci, sui quali poggia un piedistallo su cui tre leoni sorreggono gli stemmi della città, del re e del viceré. Al centro è posto un obelisco su cui poggia la statua in bronzo del re, realizzata nel 1673 da Francesco D’Angelo su disegno di Cosimo Fanzago.

Palazzo Orsini di Gravina

Il Palazzo è uno dei due edifici storici che insiste sulla piazza Monteoliveto. Le sue origini risalgono al 1513, quando il duca di Gravina, Ferdinando Orsini, acquistò un terreno di proprietà delle monache del monastero di Santa Chiara. Il progetto per la realizzazione del palazzo venne affidato all’architetto partenopeo Gabriele d’Agnolo. Tra il 1548 e il 1549 Giovanni Francesco Di Palma effettuò alcuni disegni delle targhe marmoree di famiglia; nel frattempo venne completato il tetto.

Nel corso del XVIII secolo furono avviati alcuni lavori di restauro e di abbellimento, ad opera dell’architetto Mario Gioffredo, mentre le sale vennero affrescate da pittori della scuola napoletana.

Nel 1799, a causa dei debiti della famiglia, i francesi espropriarono il palazzo, utilizzandolo come abitazione per il generale francese Thiebault. Nel 1837 il palazzo venne definitivamente espropriato e venne acquistato dal conte dei Camaldoli Giulio Cesare Ricciardi, che affidò la ristrutturazione del fabbricato all’architetto Nicola d’Apuzzo, che trasformò radicalmente la struttura. Nel 1848, il 15 maggio, nel corso degli eventi rivoluzionari, il palazzo venne devastato da un incendio; l’anno successivo il progetto di restauro fu affidato a Gaetano Genovese. Nuovi restauri si ebbero, infine, nel 1936 per farne la sede della Facoltà di Architettura dell’Università “Federico II” di Napoli.

Il cortile a portico conserva, nella parte verso la facciata e fino alla seconda finestra di ogni lato, le linee rinascimentali ed è ornato da stemmi e ritratti in medaglioni di personaggi della famiglia Orsini.

La Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi

La chiesa venne fondata nel 1411, sotto il patrocinio del re Ladislao I che l’affido ai padri olivetani. Primi interventi di restauro si ebbero sotto Alfonso II d’Aragona. Nel corso del XVII secolo la chiesa venne ritrasformata. Nel 1798 Ferdinando I dispose l’allontanamento degli olivetani; così l’arciconfraternita dei Lombardi colse l’occasione per trasferirsi nella chiesa di Monteoliveto, che cambiò denominazione nel 1801.

La chiesa rappresenta uno dei migliori esempi di rinascimento toscano a Napoli e testimonia la presenza, in città, di una colonia toscana di artigiani, mercanti e banchieri.

La facciata si presenta nella veste che le fu data durante i lavori nel corso del XVII secolo, che trasformarono l’originaria in stile gotico, di cui rimane solo l’atrio e l’arco a sesto ribassato, che fu, però, ricostruito dopo i bombardamenti del 1943.

L’interno si presenta a navata unica, senza transetto e senza cupola. La controfacciata ospita nella parte superiore l’organo del XVII secolo e decorato ai lati da un ciclo di affreschi. Il presbiterio fu aggiunto nel XVI secolo e conserva, nelle cappelle che lo caratterizzano, esemplari della scultura quattrocentesca. L’altare maggiore risale al XVII.

La cappella Piccolomini

Tra le cappelle che sorgono lungo la navata della chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, quella dei Piccolomini è uno dei migliori esemplari della cultura tardo quattrocentesca toscana in terra di Napoli.

Costruita in un arco temporale che va dal 1475 al 1490, la cappella è concepita come un corpo a sé stante rispetto alla chiesa. Al suo interno, addossato alla parete sinistra, è il monumento funebre a Maria d’Aragona, iniziato da Antonio Rossellino ed ultimato da Benedetto da Maiano. Del Rossellino è anche l’altare, che si trova sulla parete frontale. Nella parte destra è collocato un seggio marmoreo con affreschi riprendenti il tema dell’Annunciazione.

Il corredo scultoreo della cappella è intervallato da specchiature marmoree policrome, mentre la parte superiore delle lunette venne affrescata da artisti locali.

La sacrestia del Vasari

Al termine del corridoio che si snodano dietro la zona absidale della chiesa, dopo la cappella dell’Assunta, si aprono, a sinistra, la sacrestia nuova e, a destra, la sacrestia vecchia. Quest’ultima è anche detta “sacrestia del Vasari” per i lavori che Vasari eseguì nel 1545. Si tratta della più importante impronta del rinascimento fiorentino a Napoli.

La controfacciata della sacrestia è caratterizzata da una Adorazione dei pastori di un seguace del Vasari. La navata vede gli affreschi del Vasari che caratterizzano la volta, suddivisa in tre quadranti.

Alle pareti, i dossali degli armadi del XVII secolo sono costituiti da stalli con bellissime tarsie, realizzati da fra’ Giovanni da Verona.

Il Monastero

Adiacente alla chiesa, alla destra della facciata principale, si trova l’ex monastero, soppresso nel 1799 e adattato ad abitazioni, nelle quali ebbero sede, nel 1799-1800, la giunta di Stato per i processi contro i repubblicani e, nel 1848, il Parlamento napoletano.

Il monastero aveva quattro chiostri, di cui il principale era l’imponente chiostro grande, a pinta rettangolare, del XVII secolo, era costituito da due ordini di volte sostenute da sette archi nel lato minore e da nove nel lato maggiore. Oggi tre dei quattro chiostri fanno parte della caserma Pastrengo dei carabinieri, mentre il chiostro grande è stato destinato ad abitazioni private.

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