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Piazza Mercato

La piazza

Contermine a Piazza del Carmine, è un vasto spazio definito come sede del mercato dagli Angioini, che si apre al centro di un caratteristico quartiere; fu devastata dai bombardamenti del 1943 e alterata nel 1958 con la costruzione di un enorme edificio di speculazione.

Qui, il 29 ottobre 1268, vennero decapitati, per ordine di Carlo I d’Angiò, Corradino di Svevia, Federico di Baden e sette loro compagni. Da allora in poi fu il luogo delle esecuzioni capitali e palcoscenico della storia cittadina.

Qui, ad esempio, il 7 luglio 1647 ebbe origine la rivolta popolare guidata dal pescivendole Masaniello. Nel 1799 vi furono giustiziati gli aderenti alla Repubblica napoletana.

Chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato

Nel 1351, nel luogo in cui fu decapitato Corradino di Svevia, fu eretta, dal cuoiaio Domenico Punzo, la cappella dedicata a Santa Croce. Sul lato opposto, invece, fu eretta, nel 1774, la chiesa del Purgatorio, sorta al posto di una croce piantata su alcune fosse che erano state riempite dei cadaveri della peste del 1656.

Entrambe le cappelle vennero distrutte, il 22 luglio 1781, da un incendio determinato dai fuochi pirotecnici della festa del Carmine. Nel 1786 Ferdinando IV affidò all’architetto Francesco Securo di edificare una nuova struttura che inglobasse le due cappelle.

La Chiesa di Santa Croce e Purgatorio è stata consacrata nel 1791. L’interno, chiuso al pubblico, reca una pianta a croce greca divisa in tre navate. Le tele di Nicola Malinconico, Giacinto Diano e altri artisti sono state trasferite al museo civico di Castel Nuovo, mentre le opere scultoree di Angelo Viva sono state trafugate.

Chiesa di Sant’Eligio Maggiore

La chiesa è una delle più antiche della città, di sicuro la più antica tra quelle angioine; la sua costruzione risale all’anno 1270. Nel secolo XVI vi furono annessi un orfanotrofio e un banco pubblico. La chiesa, eretta in forme gotiche, rimaneggiata a più riprese e devastata da un bombardamento nel 1943 è stata restaurata con l’eliminazione di ogni traccia delle decorazioni barocche e ottocentesche e con la ricostruzione di ampie parti.

L’interno, a tre navate, è una sorta di palcoscenico architettonico, perché dopo i restauri mostra tutte le varianti “in corso d’opera” e le tracce delle trasformazioni.

Tra le opere d’arte che erano presenti nella chiesa vanno annoverate: un dipinto di Massimo Stanzione raffigurante i santi Eligio, Dionigi e Martino; un dipinto di Cornelis Smet; una tela di Francesco Solimena, ora custodita presso il Museo civico di Castel Nuovo.

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