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Castel Sant’Elmo

Il castello

Castel Sant’Elmo domina dall’alto la città di Napoli. È una formidabile costruzione, a pianta stellare, che si allunga in sei punte bastionate. Venne eretto scavando in parte il monte – che ne costituisce il nucleo interno – e riutilizzando il tufo ricavato dall’apertura dei profondi fossati.

La storia

Le prime notizie storiche sul castello risalgono al 1329, anno in cui Roberto d’Angiò ordinò al reggente della Vicaria la costruzione di un palazzo sulla sommità della collina di Sant’Erasmo. I lavori di costruzione furono ultimati nel 1343 sotto il regno di Giovanna I d’Angiò.

La storia del castello si collega a quella dei molti assedi che ha subito: nel 1348 sostenne il primo assedio, quando Luigi I d’Ungheria vi pose a presidio le sue milizie, sconfitte da Giovanna I d’Angiò; nel 1381, durante l’occupazione di Napoli da parte di Carlo III, il castello fu occupato da Giannotto Protogiudice per conto del re; nel 1390 fu ceduto ai partigiani di Luigi II d’Angiò; nella contesa per la successione di Giovanna II tra Alfonso d’Aragona e Renato d’Angiò, venne tenuto da quest’ultimo che lo cedette, per denaro, nel 1442, al rivale. Durante le guerre d’Italia divenne un ambito obiettivo militare. Nel 1537 fu fatto ricostruire da don Pedro de Toledo su sollecitazione di Carlo V.

Divenne poi un carcere, ed ebbe tra i suoi illustri “ospiti” il filosofo Tommaso Campanella. Durante la rivoluzione di Masaniello, vi si rifugiò il viceré duca di Arcos, mentre il popolo cercava invano di impadronirsene.

Fu poi assediato dagli austriaci e, nel 1734, dai Borbone. Al tempo della Rivoluzione francese il carcere ospitò alcuni patrioti filogiacobini, tra cui Mario Pagano. Durante i moti del 1799 fu preso dal popolo e poi dai repubblicani, che da qui bombardarono i lazzari napoletani che erano insorti per opporsi all’occupazione della città. Spazzata l’ultima resistenza, il 21 gennaio vi innalzarono il primo albero della libertà e due giorni dopo la bandiera della Repubblica Napoletana. Alla caduta della Repubblica vi furono incarcerati, tra gli altri, Domenico Cirillo e Luisa Sanfelice. Durante il Risorgimento il carcere ospitò Pietro Colletta, Mariano d’Ayala, Carlo Poerio e Silvio Spaventa.

Ha mantenuto la sua funzione di carcere fino agli anni cinquanta del XX secolo. Restaurato è stato riaperto al pubblico nel 1988.

http://www.polomusealecampania.beniculturali.it/index.php/il-castello

L’interno del castello

L’accesso al castello avviene dopo una ripida rampa, al termine della quale bisogna attraversare un ponticello. Dopo il ponticello vi è la “Grotta dell’eremita”, un antro che avrebbe ospitato, secondo la tradizione, un anacoreta. Sul portale campeggia lo stemma imperiale di Carlo V. Dopo l’ingresso vi è un cancello realizzato in età napoleonica. Dopo questo secondo ingresso ha inizio la seconda rampa di accesso al castello.

Sulla piazza d’armi si erge la Torre del castellano, i cui ambienti rappresentano quanto rimane dell’alloggio del comandante e del personale del castello.

Sul grande piazzale in cima sorge la chiesetta di Sant’Erasmo, eretta nel 1547. Al suo interno la chiesa conserva il pavimento in maiolica. Dietro l’altare sono conservate le pietre tombali di alcuni castellani.

Il Museo del Novecento

Nel 2010 è stato allestito, all’interno del castello, il Museo del Novecento, che intende documentare, attraverso una selezione condotta con metodo storico-critico, quanto realizzato a Napoli nella cultura artistica durate il XX secolo.

Il percorso museale si articola per sezioni cronologiche; si passa, così, dalla sezione del primo futurismo a Napoli (1910-1914) al movimento dei Circumvisionisti e del secondo futurismo (anni ’20-’30), alle varie testimonianze prodotte nel secondo dopoguerra (dal neorealismo al gruppo ’58) fino agli anni ottanta del secolo scorso.

http://www.polomusealecampania.beniculturali.it/index.php/museo-del-900

https://www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_asset.html?id=153551&pagename=157031

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