Press "Enter" to skip to content

Palazzo Farnese

La storia

Il Palazzo Farnese di Roma è un vero e proprio libro di storia dell’arte del Rinascimento italiano, uno dei più belli della città eterna, frutto del genio e dell’opera di artisti di primaria grandezza, quali Michelangelo, Raffaello, Sangallo, Vignola, della Porta, Carracci e tanti altri. Dal 1874 è sede dell’Ambasciata di Francia e del suo Istituto di Cultura, tuttavia queste istituzioni consentono visite guidate su prenotazione (http://inventerrome.com/index.php/fr/).

Il palazzo fu voluto dal Cardinale Alessandro Farnese, futuro Papa Paolo III, che nel 1514 ne intraprese i lavori, affidandone il progetto ad Antonio da Sangallo il Giovane. Dopo un’interruzione a causa del Sacco di Roma del 1527, l’opera continuò anche dopo che il suo committente venisse eletto al Soglio di Pietro, con l’intento di esaltare la magnificenza e la potenza del casato dei Farnese, che proprio con il Papato di Paolo III stava assurgendo a vette elevatissime.

La piazza antistante fa parte integrante del progetto architettonico del Sangallo, che dal 1546, anno della sua morte, fu proseguito dal genio inconfondibile di Michelangelo. Gli interventi michelangioleschi sulla facciata sono evidenti nel mensolone che incornicia l’intero palazzo, nella loggia centrale e nell’uso alternato delle curvature ai timpani delle finestre, come anche, all’interno del cortile, nelle chiusure delle logge e nei fregi a festoni lungo il basamento del piano nobile e del secondo piano.

Il Palazzo divenne di proprietà della Casa Reale dei Borbone di Napoli per successione di Elisabetta Farnese, ultima erede della sua famiglia. Ad Elisabetta, andata in sposa a Filippo V di Borbone, Re di Spagna, successe il figlio Carlo, quale erede del Ducato di Parma e di tutti i beni dei Farnese.

Nel 1734, divenuto Re di Napoli e di Sicilia, Carlo stabilì di trasportare nella capitale del suo regno, le meraviglie della collezione materna, tra cui il famoso Ercole e il Toro Farnese, che sin dal tempo di Papa Paolo III, furono raccolte e custodite nelle residenze farnesiane di Roma e di Parma.

Alla morte del padre nel 1759, Carlo salì al trono di Spagna col nome di Carlo III, ma volle espressamente lasciare al figlio Ferdinando, che gli successe al trono napoletano, la preziosa collezione Farnese, che comprendeva, oltre alla statuaria classica, prevalentemente collocata nel palazzo romano, la Biblioteca Farnesiana, i dipinti e gli altri oggetti d’arte, molti dei quali avevano già preso la strada di Napoli.

A sua volta, Ferdinando IV, tra il 1786 e il 1788, completò il trasferimento della collezione da Roma a Napoli, che andò ad adornare il Palazzo Reale di città e quello di Capodimonte. Nel 1816, ritornato sul trono di Napoli, dopo la parentesi napoleonica e murattiana, Ferdinando I, Re delle Due Sicilie, istituì il Real Museo Borbonico nel Palazzo che fu dei Regi Studi, in cui volle concentrare tutti i capolavori della collezione Farnese, a cui si andavano aggiungendo quelli che fuoriuscivano dagli scavi di Ercolano e di Pompei.

Dopo la resa di Gaeta e il breve soggiorno al Quirinale, ospiti del Papa Pio IX, l’ultimo Re delle Due Sicilie, Francesco II di Borbone, e la Regina Maria Sofia di Baviera, risiedettero a Palazzo Farnese dal 1862 al 1870. Vi intrapresero, durante gli anni del loro esilio romano, alcuni adattamenti e rifacimenti, affidandoli per lo più all’architetto Antonio Cipolla. La notte di Natale del 1869 nacque a palazzo l’unica figlia dei Reali di Napoli, l’Infanta Maria Cristina Pia, che fu battezzata, con grande concorso dell’alta aristocrazia romana e napoletana e di molti membri di sangue reale, nella cappella di Palazzo Farnese, presenti il Papa Pio IX e l’Imperatrice d’Austria Sissi d’Asburgo in veste di padrini della neonata.

Nel 1874 la famiglia reale, che qualche anno prima aveva già lasciato la città di Roma, ormai capitale del Regno d’Italia, decise di affittare una parte del palazzo al governo francese, che vi istallò la propria residenza diplomatica. Acquistata nel 1936 dallo Stato Italiano, venne nuovamente concessa alla Francia con l’affitto simbolico di una lira.

La Sala dei Fasti Farnesiani

La Sala dei Fasti Farnesiani, oggi studio privato dell’Ambasciatore di Francia, affaccia sulla loggia centrale del palazzo. Al suo interno, sulle due opposte pareti, campeggiano gli affreschi di Francesco Salviati e di Taddeo Zuccari, che esaltano, da un lato, Ranuccio, capostipite dei Farnese, nelle vesti di Enea fondatore di Roma, dall’altro, il Cardinale Alessandro Farnese, fondatore del palazzo: l’alfa e l’omega del casato al tempo della realizzazione di questa mirabile opera architettonica. Una curiosità ci dice che in questa sala è ambientata la scena tragica di Tosca che uccide il barone Scarpia, per non cedere al ricatto di un favore amoroso in cambio del salvacondotto per il suo amato Cavaradossi.

Il Salone di Ercole

Di grandezza ciclopica è il Salone di Ercole, che Michelangelo innalzò fino a far raggiungere al soffitto della sala quasi l’intera altezza del palazzo. In esso era custodito l’originale Ercole Farnese, una scultura ellenistica del III secolo a.C., oggi custodita nel Museo Archeologico di Napoli, insieme al resto della collezione statuaria dei Farnese, che fu ereditata dai Borbone di Napoli.

La galleria dei Carracci

Proseguendo la visita, incontriamo, oltre al Salone Rosso, a quello Bianco e quello Giallo, la favolosa Galleria dei Carracci, opera dei pittori bolognesi (Annibale ed Agostino Carracci) che introdussero nella Roma della Controriforma la tradizione dei grandi affreschi a fregio dei palazzi di Bologna. Il fregio di Palazzo Farnese divenne, infatti, un modello per molti artisti del barocco romano che seguirono questo genere di decorazioni. Nata per celebrare le nozze tra il Duca di Parma, Odoardo Farnese, e Margherita Aldobrandini, la sala è dedicata agli Amori degli Dei, vinti dalla forza dell’amore, secondo la tradizione virgiliana dell’omnia vincit amor.

La collezione Farnese

Oggi la collezione Farnese può essere ammirata a Napoli nel Museo Archeologico Nazionale (http://cir.campania.beniculturali.it/museoarcheologiconazionale), per la statuaria classica, e in quello di Capodimonte

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Font Resize