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Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani

La chiesa

A Roma, in via Giulia, vi è la Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani. Sorta in luogo della vecchia chiesa di Sant’Aura in strada Iulia è stata, sin dalla sua fondazione nel 1574, la chiesa nazionale del Regno di Napoli e poi del Regno delle Due Sicilie.

Il disegno originario di Domenico Fontana, ma secondo altri di Ottaviano Mascherino (o Mascarino), era andato perduto già nel ‘700 e ancor più nel 1853, al tempo di Ferdinando II di Borbone, con gli interventi dell’architetto Antonio Cipolla, che diedero alla chiesa l’odierno aspetto, semplice e lineare, dello stile neoclassico.

Nonostante la semplicità della facciata e degli interni, a navata unica e cappelle laterali, essa presenta tuttavia alcune opere degne di nota, come il barocco sepolcro del Cardinale de Luca, giureconsulto del Vaticano, eseguito da Domenico Guidi, allievo del Bernini, o l’affresco della Vergine con il Bambino, attribuito ad Antoniazzo Romano, attivo a Roma alla fine del ‘400.

La “napoletanità” della chiesa è manifestata dalla grande pala d’altare con il Martirio di San Gennaro, uno degli ultimi capolavori di Luca Giordano, ma anche dalla veste in seta di San Leucio, l’antica industria serica casertana del tempo dei Borbone, che ricopre una statua lignea della Madonna in una cappella laterale.

Durante gli anni del suo esilio romano, Francesco II di Borbone, ultimo Re del Regno delle Due Sicilie, frequentò molto questa chiesa, specialmente dopo la morte della sua unica figlia, l’Infanta Maria Cristina Pia, morta in tenerissima età, il cui grande dolore lo fece cadere in uno stato di forte ascetismo e religiosità mistica. In una cripta della Chiesa fu sepolto il corpicino dell’Infanta, che solo nel 1936 si ricongiunse alle spoglie dei suoi regali genitori, Francesco II, morto ad Arco di Trento nel 1894, e la Regina Maria Sofia von Wittelsbach di Baviera, morta a Parigi nel 1925.

Nel 1984, su pressione della città di Napoli, i resti mortali della famiglia Reale delle Due Sicilie, furono traslati nel Pantheon dei Borbone, nella Basilica di Santa Chiara di Napoli, dove riposano tutt’oggi.

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