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San Tammaro

La storia

San Tammaro in origine era un piccolissimo villaggio della piana del Volturno, sorto alle dipendenze di Capua. Prese il suo nome da un santo vescovo di origine africana, San Tammaro, che predicava nella zona del basso Volturno, verso la metà del V secolo, e che diede nome anche al fiume Tammaro, che scorre nelle vicinanze di Benevento, di cui il santo era stato vescovo. Semi abbandonata in età moderna, a causa dell’insalubrità dei luoghi, dovuta alle continue esondazioni del fiume Clanio, che lasciava paludoso e malarico tutto il territorio, si ripopolò nel XVII secolo, quando, sotto i Viceré spagnoli di Napoli, fu abbozzata un’opera di bonifica commissionata nel 1610 all’architetto Domenico Fontana.

Con l’avvento dei Borbone San Tammaro acquistò nuova vita. I canali artificiali (che presero la denominazione di Regi Lagni) furono notevolmente ampliati, dal nolano al litorale domizio, con una colossale opera di ingegneria idraulica. Furono irreggimentate le loro acque e regolamentate non solo la loro utilizzazione, ma anche la vita e le industrie attorno ad essi. Il territorio divenne salubre e si incrementò la popolazione, dedita principalmente all’allevamento bovino e bufalino, all’agricoltura cerealicola e alla lavorazione delle canape.

Dal 1745 Carlo di Borbone stabilì nella tenuta di Carditello, presso San Tammaro, un allevamento di cavalli di razza (Reali Razze Scelte), tra cui il celebre Corsiero Napolitano, sfruttando scuderie già esistenti in loco. Fu con il figlio Ferdinando IV, grande amante della caccia e persuaso dall’utilitarismo illuministico, che si intraprese una radicale opera di trasformazione della tenuta paterna, che divenne fattoria modello e residenza di caccia del Sovrano: nacque così il Real Sito di Carditello.

Ferdinando IV concesse a San Tammaro un’espressa diramazione dell’Acquedotto Carolino, per uso della popolazione tammarese; ne è testimone la Fontana Carolina, che si incontra tuttora sul corso principale della cittadina, intestato a Domenico Capitelli, celebre giurista napoletano e presidente del Parlamento napoletano del 1848, nativo di San Tammaro.

Durante la Battaglia del Volturno, nell’ottobre del 1860, a San Tammaro le truppe garibaldine si scontrarono con i reggimenti dell’esercito borbonico provenienti da Capua, comandati dal generale Sergardi, e sui quali ebbero la meglio.

Il Real Sito di Carditello

Dall’aspetto sobrio ed elegante, l’architettura del Casino di caccia si deve all’architetto regio Francesco Collecini, uno dei migliori allievi di Luigi Vanvitelli, che ne progettò il palazzo, le fattorie ed anche le strade prospicienti per il comodo della Real Famiglia.

La tenuta di Carditello si estendeva su più di 2000 ettari, tra boschi e campi, formando un complesso produttivo organico e sistematico di agricoltura, allevamento e artigianato. Accanto alla residenza reale, si estendevano gli edifici produttivi: le scuderie dei cavalli, le stalle per mucche e bufale, i caseifici per la produzione di burro, formaggi e latticini, la panetteria, che produceva il pane per i contadini, gli opifici del legno e della canapa, l’armeria, gli alloggi degli operai e dei contadini, le caserme, le cucine, le cantine, i magazzini e tutto ciò di cui necessitava una grande fattoria della seconda metà del ‘700.

http://www.fondazionecarditello.org/website/

Le decorazioni degli appartamenti reali – purtroppo devastate dall’incuria e dalla speculazione dei tempi recenti – furono affidate a Philipp Hackert, celebre pittore di corte. Esse ritraggono, per lo più, scene campestri o bucoliche, in cui la Famiglia Reale è, per sua volontà, raffigurata in abiti popolari e contadineschi. Si aggiunsero arazzi della manifattura napoletana, statue, affreschi e dipinti di autori quali Fedele Fischetti, Carlo Brunetti e Pietro Durante, che fecero di Carditello, non più un semplice casino di caccia, ma una vera “Reale Delizia”.

Il Museo dell’Agricoltura Meridionale

All’interno della Tenuta Reale di Carditello vi è ospitato il Museo dell’Agricoltura Meridionale, con esposizioni di antiche attrezzature per la bachicoltura, presse olearie e altri utensili d’epoca.

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