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Capua

La storia

Capua, oggi una cittadina del casertano di circa 20.000 abitanti, un tempo era una delle più importanti città dell’Impero romano del Meridione d’Italia. La “Regina del Volturno”, come era definita, si trova difesa naturalmente dall’ansa del fiume Volturno, nel suo tratto pianeggiante e quasi terminale.

È sorta su due importanti direttrici viarie, l’una di acqua, il fiume navigabile Volturno che sfocia nel basso Tirreno, l’altra di terra, la via Appia, la Regina Viarum, come la definivano i Romani, che collegava Roma col sud della penisola (Brindisi) e la proiettava da li verso l’Oriente.

Con la decadenza dell’Impero e l’invasione delle popolazioni barbariche, anche Capua decadde. I Longobardi ne fecero un loro gastaldato (feudo), che però venne invaso e distrutto nell’841 dai Saraceni, assoldati dal principe Radelchi. La vecchia città (oggi Santa Maria Capua Vetere) non si riprese e venne per molto tempo abbandonata, mentre nell’856 veniva fondata, nel luogo del suo antico porto fluviale (detto Casilinum), la nuova Capua da Conte longobardo Landone I. Nel X secolo assurse a capitale di un principato autonomo della Longobardia Meridionale (o Minore), il Principato di Capua, che assieme ai Principati longobardi di Salerno e Benevento, rappresentarono “un abbozzo” – li definisce Benedetto Croce – “di quel che fu il Regno di Napoli”.

La conseguente dominazione sveva aveva immaginato di nuovo la Capua dei Romani, nell’opera di Rinnovamento dell’Impero voluta dall’Imperatore Federico II. Si aggiunsero nuove porte a quelle già esistenti, di cui oggi sopravvivono solo la Porta Napoli e la Porta Roma, rifatte nel ‘500 in stile classico.

Durante le lotte tra Angioini e Durazzeschi e tra questi ultimi e gli Aragonesi, per il predominio del Regno di Napoli, Capua fu al centro delle guerre, rivelando sempre di più la sua importanza strategico-militare. Fu assediata nel 1421 da Braccio di Montone e nel 1437 dalle bande filo-angioine di Jacopo Caldora.

Capua fu al centro degli eventi che portarono alla fine del Regno delle Due Sicilie e alla unificazione dell’Italia. Nella piazzaforte si era concentrato il grosso dell’esercito borbonico, che, dopo l’entrata di Garibaldi a Napoli, si era attestato sulla linea del Volturno. Il 1 e il 2 di ottobre del 1860, tra le frazioni di Santa Maria Capua Vetere e Sant’Angelo in Formis, furono combattute le giornate decisive che portarono il nome di “Battaglia del Volturno”.

L’esercito napoletano, dopo l’intervento dei Piemontesi, che avevano assunto ormai il controllo delle operazioni, fu costretto a ripiegare sulla linea del fiume Garigliano e a Gaeta, dove Francesco II approntò l’ultima difesa. Capua si arrese il 2 novembre del 1860, e la resa fu sottoscritta a Palazzo Teti Maffuccini di Santa Maria Capua Vetere, dove alloggiava Garibaldi.

Palazzo Antignano

Il Palazzo Antignano, costruito dall’omonima famiglia molto in auge al tempo di Alfonso I d’Aragona, presenta un interessante portale quattrocentesco in stile tardo-gotico fiammeggiante, di chiara impronta catalana, con tre cortili rinascimentali, un giardino ed una biblioteca di circa 70.000 volumi sulla storia di Terra di Lavoro (antica provincia del regno di cui Capua fu capoluogo dal 1811 al 1818). Ospita il Museo Provinciale Campano, che conserva, tra le altre cose, la più importante collezione al Mondo di Matres Matutae, divinità muliebri della mitologia romana rappresentanti la fertilità.

http://www.provincia.caserta.it/museocampano/museocampano.asp

Il Duomo

Il Duomo, consacrato alla Madonna dell’Assunta, si presenta a tre navate, separate da severe colonne di granito con capitelli di riuso. I bombardamenti della seconda Guerra Mondiale lo danneggiarono gravemente, risparmiandone solo l’atrio quattrocentesco e la torre campanaria. Nel Succorpo della chiesa, da non perdere il Cristo deposto (1723-24), capolavoro dello scultore partenopeo Matteo Bottigliero, che presenta notevoli analogie col più noto Cristo velato del Sammartino, presso la Cappella Sansevero di Napoli.

Il castello

Fu sotto l’Imperatore Carlo V e il suo Vicerè Don Pedro de Toledo che si costruì, accanto al fiume, nella zona sud orientale del circuito fortificato, il Castello degli Spagnoli (o di Carlo V). A pianta quadrata e con quattro bastioni angolari molto sporgenti (cosiddetti orecchioni), il forte è un magnifico esempio di architettura militare cinquecentesca (1542-1552), opera degli architetti militari Gian Giacomo dell’Acaya e Ambrogio Attendolo. Periodicamente sono previste visite col permesso delle autorità militari, essendo ancora soggetta al demanio militare. http://www.casertaweb.com/articoli/27668-capua,-visita-ai-cunicoli.asp

L’importanza del ruolo strategico-militare della piazzaforte di Capua fu confermata e potenziata in epoca borbonica, quando si restaurò il ponte a cinque arcate sul Volturno (1756), si costruì il Quartiere per le truppe borboniche (1757) e più tardi (1856) nel castello furono trasferiti la scuola di Artiglieria e il Pirotecnico.

L’anfiteatro romano

A Santa Maria Capua Vetere, l’antica citta romana di Capua, vi è il maestoso Anfiteatro Campano, il secondo in ordine di grandezza dopo il Colosseo, che precede però nel tempo di realizzazione, essendo il primo anfiteatro romano al mondo. Celebre anche per essere stato il luogo in cui nel 73 a.C. scoppiò la famosa rivolta degli schiavi, capeggiata dal gladiatore Spartaco, che riuscì a mettere in scacco l’esercito romano inviato a sedarla.

La basilica di Sant’Angelo in Formis

Sulle alture capuane del monte Tifata, nella frazione di Sant’Angelo in Formis, sorge invece un’antichissima Basilica abbaziale benedettina. Il monastero venne edificato nel VI secolo dai Longobardi, sulle rovine di un tempio romano, dedicato alla dea Diana. Ceduto ai monaci di Montecassino, venne riedificato dall’Abate cassinese Desiderio (futuro Papa Vittore III), utilizzando il materiale di spoglio del preesistente tempio pagano.

La chiesa basilicale, col suo ampio pronao ad archi acuti sorretti da colonne di reimpiego, si affaccia superbamente sulla città di Capua. Al suo interno gli splendidi affreschi in stile bizantino-campano, con scene dell’Antico Testamento, nelle due navate laterali, e del Nuovo, in quella centrale, sono gli esempi meglio conservati in tutto il Meridione di questo genere di decorazioni.

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